Il punk di Monza

Quello che stai per leggere è un laboratorio sulla descrizione che ho svolto in classe e che ho ripreso con poche modifiche da un sito di didattica (http://www.atuttascuola.it/scuola/descrizione/indice.htm).

Laboratorio sulla descrizione

lisander

Imparare a scrivere un testo descrittivo è come imparare l’abc della scrittura. Anche quando impareremo a fare testi molto complessi, ci capiterà di dover descrivere qualcosa, e lì sarà importante avere fatto degli esercizi per consolidare questa abilità. Cosa fanno fare infatti gli insegnanti di disegno fra i primi esercizi per imparare a disegnare? Mettono un oggetto sulla cattedra e dicono agli alunni: disegnatelo! E cos’è, in fondo, una descrizione, se non un ritratto di una cosa, di una persona, o di un luogo?

Tieni presente che, per continuare l’esempio dell’insegnante di disegno di prima, spesso per imparare a disegnare occorre copiare, o prendere spunto da qualche grande artista, o addirittura usare il proprio foglio in trasparenza e ricalcare l’originale che è posto sotto. Sono tutti ottimi metodi per imparare a disegnare, rubando i segreti da coloro che sanno già realizzare opere d’arte. Allo stesso modo è possibile utilizzare l’originale di un autore, magari poi modificandolo in parte minima per adattarlo al nostro scopo comunicativo. Qui di seguito c’è un esercizio di descrizione in cui si tratterà sostanzialmente di “rifare” l’originale (si tratta di una descrizione, è bene notarlo, che usa il procedimento dall’alto verso il basso).

 

LA MONACA DI MONZA

Virginia-Maria-de-LeyvaIl suo aspetto, che poteva dimostrar venticinque anni, faceva a prima vista un’impressione di bellezza, ma d’una bellezza sbattuta, sfiorita e, direi quasi, scomposta. Un velo nero, sospeso e stirato orizzontalmente sulla testa, cadeva dalle due parti, discosto alquanto dal viso; sotto il velo, una bianchissima benda di lino cingeva, fino al mezzo, una fronte di diversa, ma non di inferiore bianchezza; un’altra benda a pieghe circondava il viso, e terminava sotto il mento in un soggolo, che si stendeva alquanto sul petto, a coprire lo scollo d’un nero saio. Ma quella fronte si raggrinzava spesso, come per una contrazione dolorosa; e allora due sopraccigli neri si ravvicinavano, con un rapido movimento. Due occhi, neri neri anch’essi, si fissavano talora in viso alle persone, con un’investigazione superba; talora si chinavano in fretta, come per cercare un nascondiglio; in certi momenti, un attento osservatore avrebbe argomentato che chiedessero affetto, corrispondenza, pietà; altre volte avrebbe creduto coglierci la rivelazione istantanea d’un odio inveterato e compresso, un non so che di minaccioso e di feroce: quando restavano immobili e fissi senza attenzione, chi ci avrebbe immaginata una svogliatezza orgogliosa, chi avrebbe potuto sospettarci il travaglio di un pensiero nascosto, d’una preoccupazione familiare all’animo, e più forte su quello che gli oggetti circostanti. Le gote pallidissime scendevano con un contorno delicato e grazioso, ma alterato e reso mancante da una lenta estenuazione. Le labbra, quantunque appena tinte d’un roseo sbiadito, pure spiccavano in quel pallore: i loro moti erano, come quelli degli occhi, subitanei, vivi, pieni d’espressione e di mistero. La grandezza ben formata della persona scompariva in un certo abbandono del portamento, o compariva sfigurata in certe mosse repentine, irregolari e troppo risolute per una donna, nonché per una monaca. Nel vestire stesso c’era qua e là qualcosa di studiato e di negletto, che annunziava una monaca singolare: la vita era attillata con una certa cura secolaresca e dalla benda usciva sur una tempia una ciocchettina di neri capelli; cosa che dimostrava o dimenticanza o disprezzo della regola, che prescriveva di tenerli sempre corti, da quando erano stati tagliati, nella cerimonia solenne del vestimento.

Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi, cap.IX

Esercizio:

Sostituisci alla Monaca un altro soggetto scegliendolo fra quelli indicati qui di seguito, mantenendo le scelte di Manzoni:

  1. Marinaio
  2. Giovane punk
  3. Tramviere
  4. Carabiniere in alta uniforme
  5. Motociclista in viaggio verso le vacanze
  6. Militare americano in tenuta da combattimento

Esempio 1:

IL PUNK DI MONZA

punk-fashion--large-msg-134894697785Il suo aspetto, che poteva dimostrare venticinque anni, faceva a prima vista un’impressione di bellezza, ma d’una bellezza sbattuta, sfiorita e, direi quasi, scomposta. Un cappello nero, sospeso orizzontalmente sulla testa, cadeva da una parte, discosto alquanto dal viso; sotto il cappello, una fascia nera cingeva, fino al mezzo, una fronte di diversa, ma non d’inferiore cupezza; un alto colletto nero circondava il collo, e una catena a mo’ di collana, si stendeva alquanto sul petto, a coprire lo scollo della giacca in pelle di un nero sporco. Ma quella fronte si raggrinzava spesso, come per una contrazione dolorosa; e allora due sopraccigli neri si ravvicinavano, con un rapido movimento. Due occhi, neri neri anch’essi, si fissavano talora in viso alle persone, con un’investigazione superba; talora si chinavano in fretta, come per cercare un nascondiglio; in certi momenti, un attento osservatore avrebbe argomentato che chiedessero affetto, corrispondenza, pietà; altre volte avrebbe creduto coglierci la rivelazione istantanea d’un odio inveterato e compresso, un non so che di minaccioso e di feroce: quando restavano immobili e fissi senza attenzione, chi ci avrebbe immaginato una svogliatezza orgogliosa, chi avrebbe potuto sospettarci il travaglio di un pensiero nascosto, d’una preoccupazione familiare all’animo, e più forte su quello che gli oggetti circostanti. Le gote pallidissime scendevano con un contorno marcato e spigoloso, alterato e reso mancante da una lenta estenuazione. Le labbra, quantunque appena tinte d’un roseo sbiadito, pure spiccavano in quel pallore: i loro moti erano, come quelli degli occhi, subitanei, vivi, pieni d’espressione e di mistero. La grandezza ben formata della persona scompariva in un certo abbandono del portamento, o compariva sfigurata in certe mosse repentine, irregolari e troppo risolute. Nel vestire stesso c’era qua e là qualcosa di studiato e di negletto, che annunziava un classico punk: jeans stracciati, scarponi neri allacciati larghi e dal cappello usciva sur una tempia una ciocchettina di verdi capelli; cosa che dimostrava o dimenticanza o disprezzo della regola.

(dal compito di italiano di Amedeo G., classe prima, anno scolastico 2000-01)

 Esempio 2:

IL MARINAIO DI MONZA

Brianbarry_Corto-MalteseIl suo aspetto, che poteva dimostrare venticinque anni, faceva a prima vista un’impressione di bellezza, ma di una bellezza sbattuta, sfiorita e, direi quasi, scomposta. Un cappello blu e bianco, con un’ancora d’argento attaccata sul davanti, sospeso orizzontalmente sulla testa, cadeva da una parte, discosto alquanto dal viso; sotto il cappello una fascia blu cingeva, fino al mezzo, una fronte di diversa, ma non di inferiore cupezza; una collana hawaiana e una catena di denti di squalo si stendevano alquanto sul petto, a coprire lo scollo della sottile maglietta di cotone a righe bianche e rosse, che evidenziava la muscolatura delle braccia e da cui usciva la peluria a ciuffetti. Ma quella fronte si raggrinzava spesso, come per una contrazione dolorosa; e allora due sopraccigli neri si ravvicinavano con un rapido movimento. Due occhi, neri neri anch’essi, si fissavano talora in viso alle persone, con un’investigazione superba; talora si chinavano in fretta come per cercare un nascondiglio; in certi momenti, un attento osservatore avrebbe argomentato che chiedessero affetto, corrispondenza, pietà; altre volte avrebbe creduto coglierci la rivelazione istantanea di un odio inveterato e compresso, un non so che di minaccioso e di feroce: quando restavano immobili e fissi senza attenzione, chi ci avrebbe immaginato una svogliatezza orgogliosa, chi avrebbe potuto sospettarci il travaglio di un pensiero nascosto, d’una preoccupazione familiare all’animo, e più forte su quello che gli oggetti circostanti. Le gote abbronzate dal sole erano piene paffute, con a tratti qualche bruciatura, e ricoperte di una barbetta nera sottile. Le labbra rosee erano nascoste dai baffi folti e neri anch’essi: i loro moti erano, come quelli degli occhi, subitanei, vivi, pieni d’espressione e di mistero. La grandezza ben formata della persona scompariva in un certo abbandono del portamento, o compariva sfigurata in certe mosse repentine, irregolari e troppo risolute. Nel vestire stesso c’era qua e là qualcosa di studiato e di negletto, che annunziava un classico marinaio: pantaloni blu a tratti sbiaditi per gli spruzzi di acqua salata, scarponi neri, massicci e dal cappello usciva sur una tempia una ciocchettina di neri capelli; cosa che dimostrava la semplicità e la spontaneità di quell’uomo.

(Francesca, classe terza, anno scolastico 2013-14)

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Come fare una scheda di lettura

Illustrazione di Quentin Blake per il romanzo "Matilde" di Roald Dahl
Illustrazione di Quentin Blake per il romanzo “Matilde” di Roald Dahl

Come promesso ai miei studenti, fornisco qui di seguito lo schema per fare una scheda di lettura:

Dati bibliografici

Autore:

Titolo (eventuale sottotitolo, titolo originale se il romanzo è tradotto):

Editore, luogo, data di pubblicazione:

Genere narrativo:

Trama: breve riassunto della trama del romanzo

Temiquali temi affronta il romanzo? Il titolo e l’eventuale sottotitolo forniscono qualche informazione utile alla comprensione dei temi trattati? Li ritieni temi interessanti? Perché? Quale episodio ti è rimasto particolarmente impresso? Per quale motivo?

Personaggi: quali sono i personaggi principali? Quali sono gli aspetti più rilevanti del loro carattere? Cosa rappresentano? Nel corso della narrazione il loro carattere rimane uguale (personaggi statici) oppure subisce un’evoluzione (personaggi dinamici)?

Spazio: dove si svolge l’azione? Si tratta di luoghi reali o fantastici? Rispecchiano i sentimenti dei personaggi? Hanno una funzione simbolica?

Tempo: la vicenda si svolge nel passato, nel presente o nel futuro? È indicata una precisa epoca storica? Ci sono comunque nel testo elementi che consentono di stabilirla? Di quali elementi si tratta? La narrazione procede in ordine cronologico? Ci sono analessi e/o prolessi significative?

Narratore: chi racconta la storia? Il narratore rimane sempre lo stesso o cambia?

Stile: la vicenda è narrata con ritmo incalzante o lento? Il linguaggio e la sintassi sono semplici o complessi?

Valutazione personale: il romanzo ti è piaciuto? Perché? Ne consiglieresti la lettura? Perché?

Su internet si trovano molti suggerimenti su come preparare una buona recensione, corretta, completa e accattivante; questi sono solo alcuni fra i tanti che vi posso consigliare: