Sei personaggi dei “Promessi sposi”

don abbondio

  • Nome: Don Abbondio
  • Ruolo: Don Abbondio è uno dei rappresentanti del ceto ecclesiastico. È un parroco di paese troppo preoccupato a risolvere i propri problemi per essere il punto di riferimento dei suoi compaesani.
  • Presentazione: Incontriamo don Abbondio nel cap. I del romanzo, dove l’autore ci dà l’opportunità di comprendere meglio il personaggio grazie ad una breve digressione storica sulla sua vita.

Don Abbondio (il lettore se n’è già avveduto) non era nato con un cuor di leone. Ma, fin da’ suoi primi anni, aveva dovuto comprendere che la peggior condizione, a que’ tempi, era quella d’un animale senza artigli e senza zanne, e che pure non si sentisse inclinazione d’esser divorato. […] Il nostro Abbondio, non nobile, non ricco, coraggioso ancor meno, s’era dunque accorto, prima quasi di toccar gli anni della discrezione, d’esser in quella società, come un vaso di terra cotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro. Aveva quindi assai di buon grado ubbidito ai parenti che lo vollero prete. […] Il suo sistema consisteva principalmente nello scansar tutti i contrasti, e nel cedere in quelli che non poteva scansare. Neutralità disarmata in tutte le guerre che scoppiavano intorno a lui…

  • Ritratto psicologico:  La storia di don Abbondio è la storia della sua paura e delle varie e diversissime manifestazioni attraverso le quali questa sua debolezza si rivela. Sotto tale aspetto, il personaggio viene studiato dall’autore con sottile penetrazione e sorridente arguzia, e con una tale sicurezza di tratti da fare di lui una delle figure più famose del romanzo. La vita di don Abbondio si svolge tutta nell’orbita di un personaggio, don Rodrigo, e sotto l’influsso di un incomodo difetto, la paura: paura quindi di don Rodrigo, delle sue minacce e della sua forza. La nostra conoscenza di don Abbondio ha inizio quando, durante la sua famosa passeggiata serale, si incontra con due bravi di don Rodrigo, e da lui ci congediamo quando, esultante per la morte del tiranno, si decide finalmente di unire i due giovani in matrimonio. Manzoni, nonostante l’uso dell’ironia come arma di disapprovazione per l’atteggiamento superficiale di don Abbondio nei confronti della religione, in tutto il romanzo non è mai aspro con lui («il nostro don Abbondio»), poiché in caso contrario, probabilmente, l’asprezza avrebbe sminuito la comicità del personaggio. Egli fa strazio del suo personaggio ma nello stesso tempo è indulgente verso le sue debolezze. Don Abbondio non è un uomo cattivo, perché, per essere cattivi, occorre una buona dose di intraprendenza e coraggio, quasi quanta ne è richiesta per essere integralmente e cristianamente buoni. Ma don Abbondio non è neppure buono. Egli vive in un mondo tutto suo, costretto nella paura; soffre e si arrovella, e passa momenti che non si augurerebbero a nessuno. È un personaggio che non riesce a imparare dalle vicende che lo colpiscono. Egli non solo teme il pericolo, ma vede ostacoli e insidie anche dove non ci sono, e si crea pregiudizi e timori infondati, rinchiudendosi in un ottuso egoismo, che gli impedisce, nel modo più assoluto, di distinguere con serenità il bene dal male.

 

  • don rodrigoNome: Don Rodrigo
  • Ruolo: Don Rodrigo è l’antagonista della storia, colui che si pone contro i protagonisti e dà origine a tutta la vicenda e alle conseguenze subite dagli altri personaggi.
  • Presentazione e descrizione fisica: Sebbene sia colui che, con il suo agire avventato e prepotente, rende possibile tutta la vicenda, è l’unico personaggio di cui non ci venga fatta una presentazione vera e propria, né fisica, né morale. Lo conosciamo solo attraverso i simboli e gli attributi della sua forza e dell’autorità, e attraverso il suo agire, o meglio le conseguenze del suo agire. Egli tuttavia è sempre presente immaterialmente, quando non lo è fisicamente, come il cattivo genio di tutta l’azione. Appare sin dall’inizio tramite le parole dei bravi e il racconto di Lucia, ma la sua vera comparsa fisica è nel cap. V:

Don Rodrigo […] era lì in capo di tavola, in casa sua, nel suo regno, circondato d’amici, d’omaggi, di tanti segni della sua potenza, con un viso da far morire in bocca a chi si dia una preghiera, non che un consiglio, non che una correzione, non che un rimprovero…

  • Ritratto psicologico: Per quanto riguarda la psicologia di Don Rodrigo, egli compie il male semplicemente perché è sicuro che la sua posizione sociale e gli appoggi di persone molto influenti e poco scrupolose gli garantiscano l’impunità, e perché, nella sua assenza d’ogni principio morale, egli conosce solo una legge: quella del più forte, o meglio del più potente e prepotente, perché le altre leggi, quelle codificate, sa di poterle violare a suo piacimento. Ma, pur essendo un malvagio, non ha il coraggio delle proprie azioni, perché si preoccupa di salvare le apparenze, come vediamo in parecchie circostanze, ad esempio nello sgomento che prova dopo il fallito tentativo di rapimento di Lucia, operato dal Griso. È un piccolo tiranno di campagna, che non è preparato ad accettare le conseguenze delle sue azioni, e quindi non sa essere grande neppure nel male: non si ferma davanti a nessun ostacolo e per un futile capriccio mette in atto le più cocciute prepotenze e osa le più assurde spregiudicatezze. Coinvolge Egidio e Gertrude, ricorre al conte zio, giunge infine all’Innominato, dimostrando in questa progressiva scelleratezza un risvolto di debolezza e sudditanza psicologica. Da un certo punto di vista, Don Rodrigo può essere considerato un personaggio statico: non cambia, né nel bene, né nel male: non è la testardaggine che lo induce a persistere nel suo “scellerato disegno”, bensì le beffarde parole del cugino, il conte Attilio. Probabilmente Don Rodrigo desidererebbe, in cuor suo, abbandonare l’impresa, che però è costretto a condurre fino in fondo, per una questione di puntiglio e di banale principio dell’onore.

 

  • renzoNome: Renzo Tramaglino
  • Ruolo: Renzo è il protagonista della storia, e rappresenta il ceto popolare che, nel suo caso specifico, subisce una trasformazione dal negativo al positivo.
  • Presentazione e descrizione fisica: Manzoni presenta Renzo tramite un breve ritratto diretto all’inizio del cap. II, procurandoci una breve descrizione:

Lorenzo, o come dicevan tutti, Renzo non si fece molto aspettare […]. Era fin dall’adolescenza, rimasto privo de’ parenti, ed esercitava la professione di filatore di seta, ereditaria, per dir così, nella sua famiglia […] Oltre di questo possedeva Renzo un poderetto che faceva lavorare e lavorava egli stesso, quando il filatoio stava fermo; in modo che, per la sua condizione, poteva dirsi agiato[…]. Comparve davanti a don Abbondio, in gran gala, con penne di vario colore al cappello, col suo pugnale dal manico bello, nel taschino dei calzoni, con una cert’aria di festa e nello stesso tempo di braveria, comune allora anche agli uomini più quieti…

  • Ritratto psicologico: Renzo, di indole buona, ha tuttavia un temperamento impetuoso, incline a scatti e ribellioni improvvise («un agnello se nessun lo tocca – pensa di lui don Abbondio – ma se uno vuol contraddirgli…ih!»): scatti e ribellioni che presto vengono e presto si dissipano e si calmano. Si tratta quindi d’esuberanza più che di prepotenza, di vivacità unita ad un’ingenuità talvolta fanciullesca. Renzo, poi, non è privo di una naturale intelligenza e furberia, che si rivelano particolarmente infallibili nei momenti più critici. Renzo non pensa al male, è anzi incline a giudicare il suo prossimo con ottimismo; ma, quando è ben certo d’esser fatto segno al sopruso e alla prepotenza, si ribella, mettendo in moto tutta la sua intelligenza. Renzo nel corso della storia subisce una evoluzione. Il suo processo di formazione, si attua attraverso due esperienze: la sommossa e la Milano appestata. Grazie a questi momenti, Renzo comprende la vanità delle pretese umane, e si rassegna alla volontà di Dio. Fondamentali per questa trasformazione sono la notte passata sull’Adda, in cui Renzo fa il bilancio degli errori commessi durante la sommossa, e il perdono concesso a Don Rodrigo in agonia nel lazzaretto.

 

  • luciaNome: Lucia Mondella
  • Ruolo: La protagonista femminile del romanzo è una figura di giovane donna, le cui caratteristiche fisiche sono tra le meno appariscenti che ci sia dato attribuire ad un soggetto umano e ad un personaggio del romanzo.
  • Presentazione e descrizione fisica: Lucia ci viene presentata in modo diretto, con la sua descrizione in abito da sposa, nel cap. II.

Lucia usciva in quel momento tutta attillata dalle mani della madre. Le amiche si rubavano la sposa, e le facevan forza perché si lasciasse vedere; e lei s’andava schermendo, con quella modestia un po’ guerriera delle contadine, facendosi scudo alla faccia col gomito, chinandola sul busto, e aggrottando i lunghi e neri sopraccigli, mentre però la bocca s’apriva al sorriso. I neri e giovanili capelli, spartiti sopra la fronte, con una bianca e sottile dirizzatura, si ravvolgevan, dietro il capo, in cerchi moltiplici di trecce, trapassate da lunghi spilli d’argento, che si dividevano all’intorno, quasi a guisa de’raggi d’un’aureola, come ancora usano le contadine del Milanese. Intorno al collo aveva un vezzo di granati alternati con bottoni d’oro a filigrana: portava un bel busto di broccato a fiori, con le maniche separate e allacciate da bei nastri: una corta gonnella di filaticcio di seta, a pieghe fitte e minute, due calze vermiglie, due pianelle, di seta anch’esse, a ricami. Oltre a questo, ch’era l’ornamento particolare del giorno delle nozze, Lucia aveva quello quotidiano d’una modesta bellezza, rilevata allora e accresciuta dalle varie affezioni che le si dipingevan sul viso: una gioia temperata da un turbamento leggiero, quel placido acoramento che si mostra quand’in quando sul volto delle spose, e, senza scompor la bellezza, le dà un carattere particolare…

  • Ritratto psicologico: Il ritratto della sposa è in ogni particolare stupendo, specialmente dove la vediamo schermirsi con quella modestia un po’ guerriera delle contadine, modestia che la contraddistingue e che è confermata in molti punti del romanzo: ma oltre a questi particolari minuziosi non abbiamo precise indicazioni sul suo aspetto. La caratteristica principale di Lucia è la fede: una fede intrinseca, basata sul principio della Provvidenza, che aiuta coloro che fanno il bene. In Lucia c’è uno spontaneo rifiuto della violenza, un abbandono fiducioso, totale alla volontà di Dio. Proprio per questo, Lucia è vista di solito come un personaggio statico, che non subisce trasformazioni nel corso della vicenda, perché “non ha bisogno di imparare nulla”. Nonostante subisca soprusi in tutta la vicenda del romanzo, Lucia non si dà per vinta: non è un personaggio passivo, anzi si oppone con tanta forza e decisione a tutto ciò che la sua coscienza non può tollerare; è attiva in una sola direzione, quella del bene, e le sue armi sono la fede, la preghiera, la speranza.

 

  • federigo borromeoNome: Cardinal Federigo Borromeo
  • Ruolo: Il cardinale assume il ruolo di aiutante, permettendo la realizzazione del riscatto religioso e morale dell’Innominato, che libererà Lucia.
  • Presentazione: Manzoni, per evidenziare l’importanza di questo personaggio, ne descrive la vita nel cap. XXII, e rappresenta la vita del cardinale con una metafora del ruscello:

Federigo Borromeo, nato nel 1564, fu degli uomini rari in qualunque tempo, che abbiano impiegato un ingegno egregio, tutti i mezzi di una grand’opulenza, tutti i vantaggi di una condizione privilegiata, un intento continuo, nella ricerca e nell’esercizio del meglio. La sua vita è come un ruscello, che, scaturito limpido dalla roccia, senza ristagnare, né intorbidirsi mai, va limpido a gettarsi nel fiume… Persuaso che la vita non è già destinata ad essere un peso per molti, e una festa per alcuni, ma per tutti un impiego, del quale ognuno renderà conto, cominciò da fanciullo a pensare come potesse render la sua utile e santa.

  • Ritratto psicologico: Modesto, frugale, umilissimo, il cardinale deve lottare contro il suo stesso ambiente per affermare i suoi principi. Ma è una lotta incruenta, che con le armi della carità e dell’esempio portano a una vita integralmente cristiana. Instancabile nell’operare il bene, egli trova anche il tempo di dedicarsi agli studi, applicandosi talmente da essere considerato uno degli uomini più dotti dell’epoca… Queste le notizie biografiche che ci fornisce il Manzoni. Ma, più che da questa presentazione, la figura del cardinale trae la sua realtà artistica da altri elementi. Personaggi eccelsi per qualche virtù, ne troviamo più d’uno nel romanzo (basti pensare a fra Cristoforo o all’Innominato dopo la conversione), ma la loro bontà è sempre una conquista, frutto di un interno travaglio, di un’esperienza purificatrice. C’è sempre, insomma, il dramma spirituale. Il Cardinale, invece, è libero completamente da ogni umana debolezza: è integro, magnanimo, perfetto.

 

  • innominatoNome: Innominato
  • Ruolo: Il ruolo dell’Innominato è un ruolo-chiave di tutta la vicenda perché passa dal ruolo di antagonista a quello di aiutante, lasciando libera Lucia imprigionata nel suo castello.
  • Presentazione e descrizione fisica: In seguito alle anticipazioni di Don Rodrigo, la presentazione dell’Innominato avviene nel cap. XIX:

Un terribile uomo. Di costui non possiam dire né il nome, né il cognome, né un titolo, e nemmeno una congettura sopra nulla di tutto ciò. […] un tale che, essendo de’ primi tra i grandi della città, aveva stabilita la sua dimora in una campagna, situata sul confine; e lì, assicurandosi a forza di delitti, teneva per niente i giudizi, i giudici, ogni magistratura, la sovranità; menava una vita affatto indipendente; ricettatore di forusciti, foruscito un tempo anche lui; poi tornato, come se niente fosse […]. Fare ciò ch’era vietato dalle leggi, o impedito da una forza qualunque; esser arbitro, padrone negli affari altrui, senz’altro interesse che il gusto di comandare; esser temuto da tutti, aver la mano da coloro ch’eran soliti averla dagli altri; tali erano state in ogni tempo le passioni principali di costui.

  • Ritratto psicologico: L’Innominato è una delle figure psicologicamente più complesse e interessanti del romanzo. Figura storicamente esistita, riceve dalla rielaborazione artistica di Manzoni una vita autonoma e una interiorità coerente e compiuta. Il dramma dell’Innominato si svolge tutto nell’interno del suo spirito, ed è seguito, nel suo nascere e nel suo sviluppo, con un occhio acuto e scrutatore, che si muove nei meandri dell’anima. Il personaggio, nella rappresentazione fatta dall’autore, non ci si presenta, fin dal principio, come il malvagio spregevole e ripugnante; quella stessa grande, raccolta paura che induce la folla a far spazio rispettosamente al suo passaggio, incute timore più che ribrezzo. Conserva, nella sua posizione di “ribelle”, qualcosa di regale e maestoso, come di chi ha creato, anche su presupposti di violenza, una propria legge, e ha raggiunto, attraverso l’immunità ottenuta dalla forza, una propria libertà. L’uomo che, libero da vincoli, difende con coraggio estremo una causa anche ingiusta, desta sempre un sentimento che, se non si può chiamare ammirazione, ne assomiglia molto. L’Innominato è grande anche nel male, superiore di parecchio ai piccoli malvagi tiranni della razza di Don Rodrigo. Solo in un animo simile, svincolato a ogni compromesso, incapace di vie di mezzo, una crisi interiore può portare ad una trasformazione integrale. Quando egli fa la sua entrata nel romanzo, tale crisi è già iniziata, e appare ancora in forma incosciente: un’inquietudine, un disgusto, un fastidio, che si faranno a poco a poco coscienza durante la famosa notte della sua conversione. La crisi tocca il fondo della disperazione, ma il pensiero dell’aldilà, il pensiero di Dio («…E se c’è quest’altra vita…!»), e più le parole di Lucia («Dio perdona tante cose per un’opera di misericordia!»), determinano la sua risoluzione.
Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...