Manzoni in poche parole

Manzoni
Alessandro Manzoni in un disegno di Tullio Pericoli

Cenni biografici

Alessandro Manzoni nasce a Milano nel 1785. Il padre è il conte Pietro Manzoni, un nobile di 46 anni contrario alle idee illuministe. La madre è Giulia Beccaria, una giovane donna di 20 anni colta e spregiudicata, figlia di Cesare Beccaria, uno dei più importanti illuministi italiani (autore di Dei delitti e delle pene).

Il matrimonio tra i genitori di Manzoni, celebrato per interesse (Giulia era stata costretta a sposare Pietro a causa dei problemi economici della sua famiglia), fallisce presto a causa della differenza di età e di mentalità tra i coniugi. Dopo la separazione, Giulia si trasferisce a Parigi (il più importante centro culturale dell’epoca).

Da questo momento i rapporti del piccolo Manzoni con il padre e con la madre cessano quasi del tutto: il bambino prima viene mandato a balia e poi a studiare in collegi religiosi, dove riceve un’educazione assolutamente contraria sia all’Illuminismo sia al Romanticismo. Nonostante questo, però, il giovane Manzoni, fiero ammiratore del nonno paterno, si accosta presto all’Illuminismo, di cui fa proprio l’ateismo, l’odio per la tirannide, l’amore per la libertà e i principi della giustizia e dell’uguaglianza. Le sue opere giovanili testimoniano il suo ateismo e il suo odio per il dispotismo. In esse è già presente l’idea di una letteratura impegnata a livello civile e posta al servizio della verità che rimarrà una costante della produzione di Manzoni anche dopo la conversione.

Nel 1805 Manzoni raggiunge la madre a Parigi dove conosce alcuni tra gli intellettuali più noti d’Europa e viene a contatto con il nascente movimento del Romanticismo. Fra le amicizie che strinse a Parigi, è molto importante per la sua formazione quella con Claude Fauriel (uno dei promotori del Romanticismo in Francia) da cui apprende l’amore per la Storia.

A Parigi Manzoni conosce anche Enrichetta Blondel, una giovane ginevrina di religione calvinista, che nel 1808 diviene sua moglie. Subito dopo il matrimonio, per i due sposi inizia una crisi religiosa che porta Enrichetta ad abbracciare il cattolicesimo; poi nel 1810 lo stesso Manzoni abbandona l’ateismo illuminista e ritorna con convinzione profonda alla fede cattolica.

La conversione al cattolicesimo è l’evento più importante della vita di Manzoni: la fede cattolica consente a Manzoni di trovare un fondamento per le sue convinzioni morali. Manzoni, infatti, si rende conto che gli ideali di libertà, uguaglianza, fraternità e giustizia, che tanto lo avevano attirato nell’Illuminismo, sono in realtà gli elementi fondamentali del Vangelo. Il cattolicesimo, quindi, non lo porta a rinnegare gli ideali illuministici di libertà, uguaglianza, fraternità e giustizia, né la sua battaglia per un rinnovamento politico e letterario, né la sua concezione della letteratura come mezzo di educazione umana e spirituale, anzi gli consente di fondare questi ideali su una fede che gli dà la certezza del trionfo del bene sul male al di là di ogni delusione presente. Mentre nel resto dell’Europa il cattolicesimo sposava la Restaurazione, Manzoni fu un cattolico liberale e democratico.

Dopo la conversione, Manzoni e la moglie tornano in Italia (1810), dove Manzoni si dedica all’attività letteraria con la passione ispiratagli dalla conversione. Il suo scopo, infatti, era quello di educare il popolo a raggiungere una piena consapevolezza, congiungendo al cattolicesimo gli ideali di libertà e giustizia del Risorgimento.

Dal 1812 al 1815, Manzoni compone gli Inni Sacri, una serie di poesie dedicate alla celebrazione delle più importanti feste religiose dell’anno liturgico. Gli Inni hanno lo scopo di illustrare i principali misteri della fede in una forma comprensibile a tutti i fedeli. Manzoni persegue, quindi, una poesia utile (trasmettere il messaggio del Vangelo) e popolare. In esse si vede già l’interesse di Manzoni per gli umili (che sarà così importante nei Promessi Sposi): i protagonisti di queste poesie non sono le personalità eroiche o le imprese eccezionali, ma la vita di ogni fedele e della comunità cristiana. Per Manzoni, infatti, tutti gli uomini sono uguali e hanno pari dignità perché tutti sono stati creati a immagine e somiglianza di Dio. Inoltre, gli Inni testimoniano l’interesse di Manzoni per le tradizioni che stanno alla base della vita di ogni singolo popolo (tipica del Romanticismo).

Tra il 1816 e il 1822, Manzoni compone due tragedie: Il conte di Carmagnola e l’Adelchi. Entrambe le tragedie sono di argomento storico e sono ambientate in due momenti cruciali della storia nazionale italiana (lotte fra gli Stati regionali italiani per la supremazia nella penisola; lotta tra Longobardi e Franchi). Le tragedie testimoniano l’interesse di Manzoni per la Storia (presente anche nei Promessi Sposi). Inoltre, esse esprimono il patriottismo di Manzoni e la sua adesione al Risorgimento.

Nel 1821, Manzoni scrive Marzo 1821 (in occasione dei moti carbonari del 1821, quando pareva che Carlo Alberto fosse sul punto di passare il Ticino e liberare la Lombardia dalla dominazione austriaca) e Il 5 maggio (in occasione della morte di Napoleone). Queste poesie, note come odi civili, testimoniano l’interesse di Manzoni per la realtà contemporanea e la sua adesione al Risorgimento.

Tra il 1821 e il 1840 Manzoni di dedica principalmente alla stesura de I Promessi Sposi.

A partire del 1833 Manzoni deve affrontare una serie di gravi lutti: nel giro di pochi anni muoiono la moglie, la madre e 9 dei suoi 11 figli. Nel 1837 Manzoni sposa Teresa Borri e nel 1861 viene nominato senatore del neonato Regno d’Italia. Muore a Milano nel 1873. L’anno seguente, per la celebrazione del primo anniversario della morte, Giuseppe Verdi compone e dirige la prima esecuzione della celebre messa da Requiem dedicata alla sua memoria.

Cenni alla poetica di Manzoni

Manzoni sintetizza i punti fondamentali della sua poetica nella lettera al Marchese Cesare D’Azeglio intitolata Sul Romanticismo (1823).

In questa lettera, Manzoni afferma che la letteratura deve avere “l’utile per iscopo, il vero per soggetto e l’interessante per mezzo”. Per Manzoni, quindi, il fine (lo scopo) della letteratura è quello di educare il lettore come cristiano e come cittadino è ciò può avvenire solo se essa ha per soggetto (argomento) il vero, che è anche l’unica cosa interessante (che può appassionare il lettore).

È chiaro, quindi, che tutta la poetica di Manzoni ruota attorno al concetto di “vero” come soggetto dell’arte (solo in vero può essere utile e interessante). Pertanto, per capire la poetica di Manzoni dobbiamo capire quale significato egli attribuisca alla parola “vero” (che cosa sia il “vero” che deve essere soggetto dell’arte).

Nell’opera di Manzoni, “vero” assume diversi significati:

  1. prima della conversione, troviamo il “santo vero” (o “vero attuale”), ovvero la denuncia del dispotismo e della superstizione, per affermare gli ideali dell’Illuminismo (utile);
  2. dopo la conversione, a seconda delle opere, il vero oggetto della letteratura manzoniana può essere il “vero storico” o il “vero moderno”:
    • Il concetto di “vero storico” viene esposto da Manzoni in una lettera allo scrittore francese Victor Chauvet.
      In questa lettera Manzoni sostiene che il compito dello scrittore non è inventare fatti, ma attenersi agli avvenimenti della storia. E all’obiezione che, se togliessimo allo scrittore la possibilità di inventare i fatti, allora non ci sarebbe più alcuna differenza tra gli scrittori e gli storici, Manzoni risponde che questo non è vero. Il compito dello storico, infatti, è quello di raccontare le azioni che gli uomini hanno compiuto (la sua materia è il vero); il compito dello scrittore, invece, è quello di spiegare i sentimenti, i desideri, le passioni che hanno portato a quei fatti, in modo da rivelare il “guazzabuglio del cuore umano”, la sua miseria e la sua grandezza, il contrasto tra il suo piegarsi al male e il suo bisogno di bene e di Dio (la sua materia è il verisimile, un misto rigoroso di storia e invenzione).
      Il compito dello scrittore, quindi, si rivela molto più importante di quello dello storico perché lo scrittore rivela l’uomo a se stesso e lo porta a riflettere sull’animo umano, facendo vedere come il mondo possa essere riscattato dai valori cristiani (fratellanza, solidarietà e rispetto) e dall’azione della Provvidenza nella Storia (utile).
    • Il “vero moderno” viene citato nella lettera Sul Romanticismo e consiste nella rappresentazione dello spirito e delle tradizioni di un popolo, in modo da portarlo alla piena coscienza di sé (morale e civile).
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