Leopardi in poche parole

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Giacomo Leopardi in un disegno di Tullio Pericoli

Cenni biografici

Giacomo Leopardi nacque a Recanati il 29 giugno 1798 (più o meno quando Manzoni si trasferiva a Parigi presso la madre) e morì a Napoli il 14 giugno 1837 (ancora prima che uscisse l’edizione definitiva dei Promessi Sposi).

La vita di Leopardi è tutta contrassegnata dalla sofferenza, dovuta sia alla malattia nervosa, i cui segni si annunciarono già nella sua prima giovinezza, sia alla sua profonda sensibilità, che gli fece sentire in modo drammatico le incomprensioni dell’ambiente familiare e i difficili rapporti con il luogo natio, per il quale nutrì sempre un sentimento oscillante tra l’odio e l’amore.

A Recanati Leopardi trascorse la fanciullezza e l’adolescenza, chiuso nell’immensa biblioteca del padre, dedicandosi per sette anni a quello che egli stesso definì uno “studio matto e disperatissimo”.

A vent’anni, dopo una grave malattia agli occhi che aggiunse dolore a dolore, tentò senza riuscirvi di fuggire dalla casa paterna. Solo nel 1822 ottenne dalla famiglia il permesso di recarsi a Roma, ospite degli zii materni. Il giovane Leopardi restò però deluso da questa esperienza: aveva sperato di trovare un clima culturale fervido e stimolante e invece incontrò un ambiente stagnante e repressivo, nel quale non riuscì a instaurare rapporti umani autentici.

Ritornò quindi a Recanati e nel 1825 partì per Milano, dove conobbe Alessandro Manzoni. Dopo altri soggiorni a Pisa (1828) e a Firenze (1830) strinse amicizia con il napoletano Antonio Ranieri che lo ospitò a Napoli, dove trascorse i suoi ultimi anni.

Quella di Leopardi è una poesia che riflette sulla infelicità umana. La sua riflessione, pur non organizzata in modo sistematico, segue un’evoluzione che è possibile ricostruire attraverso l’analisi dei testi. A questo scopo risultano particolarmente importanti le annotazioni contenute nei numerosi quaderni che costituiscono lo Zibaldone di pensieri. Si tratta di un diario dove Leopardi annotava in modo frammentario idee, episodi, stati d’animo e letture. Iniziò a comporlo all’età di 19 anni, nel 1817, proseguendolo fino al 1832.

Il pensiero

La poesia di Leopardi vuole indagare il senso dell’esistenza umana attraverso la ragione. Leopardi ha una concezione pessimistica della vita, che viene vista come un supplizio dominato dal dolore e dall’infelicità. Un percorso affidato in buona parte all’espressione poetica e centrato su alcuni temi (piacere, noia, dolore, natura, ragione) che fanno da filo conduttore a tutta la speculazione leopardiana.

Nel pensiero di Leopardi si distinguono solitamente tre momenti.

  • Il primo (dal 1818 al 1824) è detto del pessimismo storico, perché fondato sull’idea che l’uomo, in origine, godesse di una condizione più felice, grazie al rapporto diretto con la Natura e alle illusioni. In questo periodo Leopardi, seguendo il pensiero di Jean-Jaques Rousseau, concepiva la Natura (cioè la forza che dispone e regola la vita dell’universo) come una madre amorevole, che ci ha creati per la felicità, e attribuiva l’attuale tristezza del vivere allo sviluppo della civiltà e della ragione, limitatrice del sentimento e dell’immaginazione. Secondo questa teoria, l’uomo ha insito in sé il desiderio del piacere, ovvero della felicità (piacere e felicità per Leopardi sono sinonimi): il desiderio di un piacere infinito, sia nell’estensione che nella durata. La Natura, sapendo che l’uomo, in quanto creatura finita, non potrà mai raggiungere un piacere infinito, gli ha donato l’immaginazione, ma la ragione ha spento l’immaginazione, condannando l’uomo moderno all’infelicità. L’infelicità, quindi, è il frutto della civilizzazione, per cui la ragione è vista come il “sommo male”. In questo periodo Leopardi compose gran parte dello Zibaldone e i Piccoli idilli, 6 liriche celeberrime tra cui L’infinito.
  • Il secondo periodo (dal 1824 al 1830) è detto del pessimismo cosmico, perché è basato sull’idea che l’infelicità non sia caratteristica di una particolare condizione storica, ma che sia una condizione connaturata all’uomo e perciò ineliminabile: gli esseri viventi soffrono per il solo fatto di essere nati. In questa fase Leopardi passa dall’idea della natura come madre amorevole, a quella di una natura indifferente, che non si cura degli esseri viventi, ma solo della sua perpetuazione o addirittura matrigna, che si compiace della loro sofferenza. Il piacere è solo un’illusione, un inganno architettato dalla natura per attaccare gli esseri viventi alla vita e fare in modo che si riproducano in modo da assicurare il ciclo vitale. In questa visione, la ragione non è più concepita come “sommo male”, ma come “sommo bene”, perché permette all’uomo di scoprire l’inganno della Natura, restituendogli la propria dignità. In questo periodo Leopardi compone le Operette Morali (venti prose in cui l’autore presenta le sue idee sulla natura e sull’uomo) e i Grandi idilli, in cui la poesia si fa canto dell’animo di un singolo, ma dagli echi universali.
  • L’ultimo periodo viene chiamato del pessimismo eroico perché all’odio per la malvagità della natura si associa la volontà di resisterle eroicamente attraverso la solidarietà tra tutti gli uomini. La poesia più emblematica di questo periodo è La ginestra.

I Canti

Leopardi raccolse le sue poesie in una raccolta intitolata Canti. Il titolo Canti non ha precedenti nella tradizione lirica italiana. Con questo titolo Leopardi vuole suggerire la natura lirica della sua poesia, che è canto dell’anima. La maggior parte delle poesie della raccolta sono canzoni e idilli (l’idillio, eidullion in greco, era una forma poetica classica che consisteva in un piccolo quadretto paesaggistico di argomento pastorale).

La parola canzone rimanda alla sfera dell’udito e la parola idillio rimanda a quella della vista e proprio il vedere e l’udire sono, per Leopardi, le due facoltà principali del poeta.

Leopardi innova queste due forme poetiche rispetto alla tradizione. La canzone viene rinnovata dal punto di vista metrico (la canzone petrarchesca, diventa canzone libera leopardiana, con strofe di diversa lunghezza, libero alternarsi di endecasillabi e settenari e rime occasionali. NB. Tale svolta apre la strada al verso libero novecentesco nella tradizione metrica italiana.) Il genere dell’idillio, invece, viene rinnovato dal punto di vista contenutistico (passa da quadretto paesaggistico di argomento bucolico-pastorale a componimento che prende avvio dalla descrizione del paesaggio per sviluppare una riflessione filosofica e psicologica).

Continua…

Totalitarismi #2: L’Italia dal dopoguerra al fascismo

La crisi del dopoguerra

L’Italia aveva vinto la Prima guerra mondiale, ma molti erano i problemi da affrontare: disoccupazione, aumento dei prezzi, indebitamento dello Stato.

Grande era il malessere degli operai, che lavoravano molto e guadagnavano poco e dei contadini ai quali non erano state distribuite le terre promesse durante la guerra. Iniziarono quindi occupazioni di fabbriche e di terre che spaventarono industriali e proprietari terrieri. Nell’autunno del 1920 Giovanni Giolitti, con l’aiuto dei sindacati e dei Partito Socialista, superò momentaneamente la crisi.

A causa di questo accordo il Partito Socialista si divise e dalla parte più estremista nacque il Partito Comunista Italiano. Nello stesso periodo nascevano sindacati cattolici e il Partito Popolare Italiano di ispirazione cattolica.

I nazionalisti parlavano di «vittoria mutilata» perché l’Italia non aveva ottenuto, con i trattati di pace, la città di Fiume e la Dalmazia.

Per approfondire:

L’origine del fascismo

La crisi italiana del dopoguerra portò all’affermazione del fascismo, un movimento che univa persone di idee diverse. Il capo fu Benito Mussolini, ex socialista che nel 1919 fondò il primo «fascio di combattimento», nome copiato dall’antica Roma. I fascisti (organizzati nelle così dette squadracce) assalivano sedi di giornali, di partiti e sindacati sia di sinistra che cattolici. Non venivano puniti perché molti, anche i liberali, pensavano che i fascisti potessero soffocare la protesta sociale e allontanare il pericolo comunista.

Nell’ottobre del 1922 Mussolini organizzò la «marcia su Roma». Il re Vittorio Emanuele III non lo fermò, anzi, lo chiamò a formare il nuovo governo. Mussolini trasformò gradualmente l’Italia in una dittatura, privò il parlamento di ogni potere reale, dando il potere effettivo al Gran Consiglio del Fascismo.

Il consolidamento del regime

Il 10 giugno 1924 il socialista Giacomo Matteotti fu assassinato da sicari fascisti perché aveva denunciato alla Camera le violenze fasciste durante le elezioni di quell’anno. Da quel momento Mussolini si affermò come dittatore. Furono sciolti i partiti non fascisti; fu abolita la libertà di stampa, di parola e di associazione; gli oppositori furono mandati al confino (in paesi isolati), imprigionati, malmenati o uccisi.

Per avere il consenso della gente Mussolini utilizzò la radio e il cinema; anche la scuola fu uno strumento della propaganda fascista. Avviò un vasto programma di intervento nelle campagne con la bonifica di molti territori paludosi. Firmando nel 1929 i Patti Lateranensi conquistò anche l’appoggio della Chiesa. Il Governo fascista proclamò il cattolicesimo religione ufficiale dello Stato.

Imperialismo e colonialismo

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Moneta da 20 Lire raffigurante la testa di Vittorio Emanuele III Re e Imperatore; nel verso l’allegoria dell’Italia su di una quadriga lenta

Dopo il trattato di Versailles l’Italia aveva occupato l’Istria e Mussolini nel 1924 aveva ottenuto Fiume dalla Iugoslavia, ma non ebbe altro. Nel 1939 le truppe italiane invasero l’Albania, ma già negli anni Venti erano state occupate alcune isole greche dell’Egeo. Mussolini riprese la politica coloniale conquistando, con molta difficoltà, l’Etiopia; proclamò l’impero con Vittorio Emanuele III imperatore.

La politica del fascismo divenne sempre più razzista. Nel 1938 furono introdotte le leggi razziali, che escludevano gli ebrei dalle scuole e dall’economia, e li mettevano ai margini della società italiana.

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…e dopo il ripasso, mettiti alla prova!

Rispondi alle seguenti domande:
  1. Quali erano i problemi che l’Italia doveva affrontare?
  2. Come fu superata la crisi dell’autunno del 1920?
  3. Chi era il capo del fascismo?
  4. Cosa facevano le cosiddette squadracce?
  5. Quando Mussolini organizzò la marcia su Roma?
  6. Da chi fu assassinato Giacomo Matteotti?
  7. Quando furono firmati i Patti Lateranensi?
Vero o falso?
  1. Le terre promesse furono distribuite ai contadini.
  2. Giolitti non riuscì a superare la crisi del 1920.
  3. Il Partito Popolare Italiano era di ispirazione cattolica.
  4. I fascisti assalivano solo sindacati di sinistra.
  5. Vittorio Emanuele III fermò la marcia su Roma.
  6. Dopo la marcia su Roma il Re chiamò Giolitti a formare il nuovo governo.
  7. Mussolini rafforzò il parlamento.
  8. Mussolini bonificò molti territori paludosi.
  9. Mussolini proclamò il cattolicesimo religione di Stato.
  10. Mussolini non riuscì a conquistare l’Etiopia.
Sai spiegare il significato dei seguenti termini?
  • Partito Comunista
  • Patti Lateranensi
  • dittatura
  • Partito Popolare
  • Fascismo
  • disoccupazione
  • indebitamento
  • propaganda

Totalitarismi #1: La rivoluzione russa da Lenin a Stalin

Il crollo dell’impero zarista

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Ritratto ufficiale della famiglia imperiale, 1913. Da sinistra a destra, in piedi: la granduchessa Marija e la zarina Aleksandra Fëdorovna; seduti: la granduchessa Ol’ga, lo zar Nicola II, la granduchessa Anastasia, lo zarevič Aleksej e la granduchessa Tat’jana

L’impero russo, dopo tre anni di guerra sanguinosa (scoppiata dopo l’attentato di Sarajevo nel 1914), crollò. I soldati rifiutarono di continuare a combattere una guerra che non capivano; il popolo affamato scioperava e chiedeva pace e lavoro. Nel febbraio del 1917 (Rivoluzione di Febbraio) gli operai proclamarono lo sciopero generale; lo zar Nicola II mandò i soldati a fermarli, ma le truppe si schierarono con gli scioperanti. Lo Zar abdicò e fu proclamata la repubblica guidata da Kerenskij, un liberale moderato appoggiato dalla borghesia.

La Rivoluzione di Ottobre e la guerra civile

Operai e soldati non avevano fiducia nel nuovo governo perché troppo moderato e pronto a continuare la guerra. Tra i partiti socialisti prevalse il partito rivoluzionario bolscevico (cioè di maggioranza), guidato da Lenin; egli diede potere alle organizzazioni di operai e soldati (i soviet), promise la terra ai contadini e la fine della guerra. I bolscevichi assalirono il Palazzo d’Inverno a Pietroburgo, sede del Governo provvisorio, dando inizio alla Rivoluzione di Ottobre.

Il nuovo governo firmò con la Germania la pace di Brest-Litovsk.

Generali fedeli allo Zar organizzarono eserciti controrivoluzionari (i Bianchi). Scoppiò la guerra civile a cui parteciparono anche eserciti degli Alleati per sostenere il vecchio regime. Essi infatti temevano che la rivoluzione bolscevica si sarebbe estesa in tutta Europa. I bolscevichi schierarono l’Armata Rossa: ci furono stragi e carestie; morirono milioni di persone. La guerra civile si concluse con la vittoria dell’Armata rossa guidata da Trotskij.

Per approfondire:

  • i primi venti minuti del film Ottobre di Sergej Ejzenštejn, opera commissionata nel 1927 per il decimo anniversario della Rivoluzione.

Nasce l’Unione Sovietica

Lenin rafforzò il potere del Partito Comunista (ex bolscevico) e nacque l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (U.R.S.S.), formata da nazioni europee e asiatiche del vecchio impero zarista. Il nuovo governo abolì gli altri partiti politici instaurando così una dittatura: tutto il potere era nelle mani dei dirigenti del Partito Comunista. Questi comandavano sulle fabbriche e sulla terra, sui giornali e sull’esercito.

L’economia, diretta dal governo, produceva poco e male perché operai e contadini dovevano ubbidire a dirigenti nominati dal Partito, come ai vecchi padroni. Lenin, per superare la crisi, iniziò una Nuova Politica Economica (NEP) che permetteva ai cittadini di possedere proprietà private. Negli anni della NEP bottegai e piccoli proprietari terrieri si arricchirono creando malcontento tra gli operai delle grandi città.

L’ascesa di Stalin

Nel 1924 Lenin morì. Nella lotta per la successione alla guida del Partito si impose Stalin, che costrinse all’esilio il suo avversario politico Trotskij. Stalin mise fine alla NEP di Lenin abolendo ogni forma di proprietà privata e trasformò in pochi anni la Russia in una grande potenza industriale (attraverso i piani quinquennali). Continuò l’istruzione di massa e l’assistenza sanitaria gratuita.

Per attuare senza ostacoli il suo programma, Stalin eliminò tutti gli oppositori politici e quelle persone che secondo lui erano nemici del popolo. Organizzò campi di prigionia e di lavoro (gulag) dove furono deportati milioni di cittadini.

…e dopo il ripasso, mettiti alla prova!

Rispondi alle seguenti domande:
  1. Quando crollò l’Impero Russo?
  2. Chi era Kerenskij?
  3. Tra i partiti socialisti quale prevalse?
  4. Da chi fu assalito il Palazzo d’Inverno?
  5. Come si concluse la guerra civile?
  6. Da quali nazioni era formata l’URSS?
  7. In che anno morì Lenin?
Vero o falso?
  1. Nel febbraio del 1917 gli operai proclamarono lo sciopero generale.
  2. Lenin promise la terra ai contadini e l fine della guerra.
  3. Il nuovo governo non firmò la pace con la Germania.
  4. L’economia diretta dal governo produceva moltissimo.
  5. Lenin iniziò una Nuova Politica Economica.
  6. Negli anni della NEP bottegai e piccoli proprietari terrieri si arricchirono.
Sai spiegare il significato dei seguenti termini?
  • Partito Bolscevico
  • Soviet
  • URSS
  • NEP
  • Bianchi
  • Sciopero generale
  • Controrivoluzionario
  • Regime
  • Armata Rossa
  • Zar

Secondo Ottocento #4. Da contadini a Italiani

Le ferite del Risorgimento

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Bettino Ricasoli, primo ministro succeduto a Cavour

Dopo la nascita del Regno d’Italia governarono i seguaci di Cavour, liberali moderati, la Destra (perché nel Parlamento i liberali sedevano a destra del presidente), mentre i mazziniani e i garibaldini, la Sinistra, rinunciarono a molti loro obiettivi come la distribuzione della terra ai contadini del Sud. La Destra organizzò il nuovo Stato con regole e leggi uguali dal Nord al Sud della penisola. Spesso però utilizzò quelle del Piemonte (fenomeno che prende il nome di “piemontesizzazione”) e mandò funzionari piemontesi (i prefetti) ad amministrare i territori periferici.

La “piemontesizzazione”, le nuove tasse, il servizio militare obbligatorio, la delusione per le terre non distribuite spinsero migliaia di contadini del Sud, che era molto più povero del Nord, a ribellarsi e a saccheggiare le campagne. La Destra rispose al brigantaggio con l’esercito ed una feroce repressione.

Per approfondire:

Si completa l’Unità del Regno d’Italia

Nel 1866 l’Italia si alleò con la Prussia contro l’Austria e, nonostante fosse stata sconfitta, ottenne il Veneto (terza guerra d’indipendenza).

La breccia di Porta Pia, 20 settembre 1870 (l'immagine è una ricostruzione dell'evento poiché la fotografia fu scattata per motivi documentaristici  pochi giorni dopo: i bersaglieri sono in posa!), Archivio fotografico nazionale
La breccia di Porta Pia, 20 settembre 1870 (l’immagine è una ricostruzione dell’evento poiché la fotografia fu scattata per motivi documentaristici solo pochi giorni dopo: i bersaglieri sono in posa!), Archivio fotografico nazionale

Nel 1870 l’esercito italiano attaccò Roma, dopo che la Prussia aveva sconfitto Napoleone III, da sempre protettore del Papa. Il Lazio entrò a far parte del Regno d’Italia, Roma ne divenne la capitale. Il Papa, al quale rimaneva solo il Vaticano, vietò ai cattolici di partecipare alla vita politica.

L’Italia era fatta, ma i suoi abitanti non sentivano di appartenere ad uno stesso Paese. A farli diventare Italiani contribuì l’estensione della ferrovia, ma soprattutto le decisioni della Sinistra. Al governo dal 1876 la Sinistra rese obbligatoria la scuola elementare e aumentò il numero dei votanti: votava un Italiano su tre.

Mappa concettuale:

Per approfondire:

Industrializzazione vs. emigrazione

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Agostino Depretis, primo ministro della Sinistra storica

La Sinistra aiutò lo sviluppo dell’industria, ancora arretrata. Decise che le merci che entravano in Italia (le importazioni) dovessero pagare tasse molto alte e costassero così molto di più di quelle italiane che erano in questo modo favorite (protezionismo doganale).

Il Nord industrializzato ebbe un grande vantaggio. Gli altri Stati, in risposta al protezionismo italiano, misero forti tasse sui prodotti nazionali più tipici, come il vino e il grano. Fu sfavorito il Sud, che vendeva all’estero (cioè esportava) prodotti agricoli. Seguì una grave crisi delle campagne; molti contadini lasciarono il loro paese, andando principalmente nelle Americhe alla ricerca di un lavoro: iniziava l’emigrazione di massa.

Per approfondire:

  • Gian Antonio Stella, L’orda, quando gli albanesi eravamo noi, Rizzoli, 2002 (Contenuti multimediali qui)

Il colonialismo italiano

Menelik II imperatore d'Etiopia (1844-1913)
Menelik II imperatore d’Etiopia (1844-1913)

Anche in Italia si cominciò a parlare di conquiste territoriali, presentate come soluzione all’emigrazione. Dopo Eritrea e Somalia, l’obiettivo divenne l’Etiopia. Qui gli Italiani furono sconfitti duramente: per la prima volta una potenza coloniale europea era stata battuta da un esercito africano.

Per approfondire:

La crisi di fine secolo

Umberto I di Savoia
Umberto I di Savoia

Fu questo un periodo molto difficile, di limitazione delle libertà e di repressione delle manifestazioni popolari; si opponeva a questa politica autoritaria il Partito socialista italiano, nato nel 1892 e guidato da Filippo Turati.

La morte (1900) del re Umberto I, ucciso dall’anarchico Gaetano Bresci, chiuse questa fase.

…e dopo il ripasso, mettiti alla prova!

Rispondi alle seguenti domande:
  1. Chi governò dopo la nascita del Regno d’Italia?
  2. Come rispose la destra al brigantaggio?
  3. In che anno Roma divenne la capitale d’Italia?
  4. Che cosa fecero molti contadini in seguito alla grave crisi delle campagne?
  5. Quale partito alla fine dell’Ottocento, si opponeva alla politica autoritaria del governo?
  6. Da chi fu ucciso il re Umberto I?
Vero o falso?
  1. Dopo la nascita del Regno d’Italia governarono i mazziniani e i garibaldini.
  2. La Destra organizzò lo Stato con regole diverse da Nord a Sud.
  3. Nel 1870 l’Italia ottenne il Veneto dall’Austria.
  4. Gli abitanti dell’Italia non sentivano di appartenere allo stesso Paese.
  5. La Sinistra rese obbligatoria la scuola elementare.
  6. La Sinistra aiutò lo sviluppo dell’industria.
Sai spiegare perché…
  • il metodo usato per organizzare il Regno fu chiamato piemontesizzazione?
  • migliaia di contadini del sud si diedero al brigantaggio?
  • il Papa vietò ai cattolici di partecipare alla vita politica?
  • la Sinistra fece una politica di protezionismo doganale?
  • iniziò l’emigrazione di massa?

Secondo Ottocento #3. Il trionfo dell’Europa

Il primato dell’Europa

Nell’Ottocento un abitante della Terra su quattro era europeo. Prima nascevano molti bambini (alta natalità), ma morivano anche molte persone (alta mortalità) per le carestie e le epidemie continue. La rivoluzione industriale però aveva portato grandi progressi tecnologici e scientifici che fecero diminuire carestie ed epidemie. Ad esempio il treno permetteva di portare il grano nelle zone dove mancava; la scoperta dei microbi e l’uso dei vaccini aiutavano la lotta contro le malattie. La natalità rimase alta, diminuì la mortalità e la popolazione aumentò. Il primato dell’Europa era anzitutto demografico.

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Lucien Lefèvre, Manifesto pubblicitario per “Electricine”, 1897

Nella seconda metà dell’Ottocento si sviluppò in Europa una seconda rivoluzione industriale con progressi scientifici e tecnologici, ad esempio l’elettricità, il motore a scoppio, la bicicletta, la chimica industriale con fertilizzanti, coloranti, esplosivi. La vita cambiò profondamente.

Per approfondire:

L’Europa della ricchezza e l’Europa della povertà

L’Europa aveva il primato demografico, tecnologico e scientifico, ma anche quello economico e politico. Pensiamo all’Inghilterra, il Paese che si era industrializzato per primo e dove il benessere era più diffuso; alla Francia, la cui capitale, Parigi, era considerata la capitale della ricchezza; alla Germania che, unificata nel 1871, divenne subito una grande potenza militare.

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Michail Bakunin (1814-1876)

Esisteva, tuttavia, anche un’Europa della povertà. Nella stessa Inghilterra c’erano molti poveri che vivevano alla giornata. Erano sempre difficili le condizioni di vita dei contadini, in particolare in Russia. Proprio dalla Russia veniva un importante uomo politico, Michail Bakunin: per lui la futura società socialista doveva portare all’abolizione di ogni autorità. Il suo programma politico, l’anarchia, che prevedeva atti di terrorismo contro re e potenti, fece presa soprattutto nei Paesi più poveri.

Per approfondire:

Gli Stati Uniti d’America

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Il presidente statunitense Abraham Lincoln (1809-1865)

Nati da meno di un secolo con la guerra d’indipendenza contro la Gran Bretagna (vedi), gli Stati Uniti superarono la grave crisi della guerra civile (1861-1865) tra gli Stati del Sud, che volevano continuare ad usare gli schiavi, e gli Stati del Nord che erano antischiavisti. Divennero il secondo Paese industriale del mondo e quello che aveva leggi più democratiche, cioè più aperte alla partecipazione popolare.

Per approfondire:

Le nuove forme del colonialismo

Le potenze europee si spartiscono l'Africa come una torta, stampa satirica dell'epoca
Le potenze europee si spartiscono l’Africa come una torta, stampa satirica dell’epoca

Nella seconda metà dell’Ottocento gli Stati europei, forti della loro potenza economica e militare, si dedicarono alla conquista di nuove colonie in Asia e in Africa; volevano avere le materie prime per le loro industrie e pensavano di diffondere una civiltà “superiore”. Eppure in questa Europa così potente era già presente la causa  della futura crisi, infatti ogni Stato voleva dimostrare di essere il più forte. Restava da capire quale, tra vecchi e nuovi imperi (Impero russo, Impero d’Austria, Impero ottomano, Impero francese, Impero britannico, Secondo Reich tedesco) sarebbe riuscito a prevalere in Europa e nel mondo: la fine dell’Ottocento è detta infatti età dell’imperialismo.

Per approfondire:

E dopo il ripasso, mettiti alla prova!

Rispondi alle seguenti domande:
  1. Di che tipo era innanzitutto il primato dell’Europa?
  2. Che cosa si sviluppò in Europa nella seconda metà dell’Ottocento?
  3. Che cosa divenne la Germania dopo la sua unificazione?
  4. Che cosa diceva Michail Bakunin
  5. Che cosa divennero gli Stati Uniti?
  6. Nella seconda metà dell’Ottocento a che cosa si dedicarono gli Stati europei?
Vero o falso?
  1. Nell’Ottocento sulla Terra un abitante su quattro era europeo.
  2. La Francia era il Paese dove il benessere era più diffuso.
  3. In Europa non esisteva la povertà.
  4. L’anarchia fece presa soprattutto nei Paesi più poveri.
  5. Gli Stati del Nord degli Stati Uniti volevano usare ancora gli schiavi.
  6. Gli Stati europei erano convinti di diffondere una civiltà superiore.
Sai spiegare perché…
  • prima dell’Ottocento, anche se nascevano molti bambini, la popolazione in Europa non aumentava?
  • nell’Ottocento la popolazione aumentò notevolmente?
  • nella seconda metà dell’Ottocento la vita in Europa cambio profondamente?
  • gli Stati europei si dedicarono alla conquista di nuove colonie?
  • la fine dell’Ottocento è detta età dell’imperialismo?

Secondo Ottocento #2. Il Risorgimento italiano

Il Quarantotto in Italia

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Appello alla gioventù milanese comparso sui muri di Milano il 20 marzo 1848

Nel 1848 l’insurrezione scoppiata a Palermo contro il governo borbonico si estese a Milano; qui l’esercito austriaco comandato dal maresciallo Radetzsky dovette abbandonare il capoluogo lombardo. Si trattò di un’autentica battaglia di popolo: parteciparono giovani e vecchi, uomini e donne, poveri e ricchi. Molti sovrani della penisola, temendo l’estendersi del furore popolare, concessero una carta costituzionale che però successivamente avrebbero abolito. L’unica a rimanere sarà lo Statuto albertino di Carlo Alberto di Savoia, sovrano del Regno di Sardegna. Intanto un gruppo di patrioti guidati da Daniele Manin aveva ripristinato la Repubblica di Venezia e a Roma era stata instaurata la Repubblica romana.

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L’Italia al tempo della prima guerra d’indipendenza

Tuttavia, dopo la sconfitta di Carlo Alberto nella prima guerra d’indipendenza contro l’Austria, tutte le Repubbliche decaddero e i sovrani ripresero il trono.

Per approfondire

Cavour e il decennio di preparazione

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Francesco Hayez, Ritratto di Camillo Benso, conte di Cavour

Carlo Alberto aveva abdicato in favore del figlio Vittorio Emanuele II. Questi aveva nominato come primo ministro Camillo Benso conte di Cavour, un nobile moderno, che aveva viaggiato in tutta Europa. Egli aveva studiato le tecniche di sviluppo economico dell’Inghilterra, pertanto migliorò l’agricoltura nel Regno di Sardegna e fece costruire ferrovie, strade, canali, i porti di Genova e della Spezia. In politica estera, si alleò con la Francia dell’imperatore Napoleone III.

Per approfondire:

La seconda guerra d’indipendenza

All’inizio del 1859 da ogni parte d’Italia si unirono all’esercito piemontese volontari, anche lombardi e veneti; l’Austria ordinò (con un ultimatum) di sciogliere tali reparti, altrimenti sarebbe stata la guerra. Vittorio Emanuele II e Cavour non aspettavano altro, le truppe di Napoleone III si unirono all’esercito del Regno di Sardegna e insieme sconfissero l’esercito austriaco. Tuttavia Napoleone III, per le molte perdite umane subite, firmò l’armistizio con l’Austria che conservava il Veneto e cedeva al Piemonte la Lombardia.

Per approfondire:

L’Italia unita

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Ritratto fotografico di Giuseppe Garibaldi

Nel 1860 Garibaldi, patriota mazziniano che aveva a lungo combattuto in America Latina, con un gruppo di mille volontari fece una spedizione militare per liberare il Regno delle Due Sicilie dai Borboni e lo Stato pontificio dal Papa. L’avanzata dei Mille era accompagnata da rivolte di contadini che speravano non solo la libertà dai Borboni ma anche la distribuzione delle terre comuni. Garibaldi riuscì a liberare la Sicilia e il sud dell’Italia. Voleva proseguire per Roma, ma venne fermato da Vittorio Emanuele II: egli temeva l’intervento del cattolico Napoleone III in difesa dello Stato pontificio. Il re di Sardegna intanto occupava l’Umbria e le Marche. Nell’autunno del 1860 gli abitanti delle Marche, dell’Umbria e del Regno delle Due Sicilie attraverso un voto popolare (plebiscito) si unirono al regno di Sardegna; precedentemente erano stati annessi i ducati emiliani e il Granducato di Toscana.

Si era formato un unico Regno d’Italia con il re Vittorio Emanuele II (17 marzo 1861).

Per approfondire:

  • La spedizione dei Mille
  • Slideshow di Quarto dei Mille, Genova (fotografie scattate da Romano Piaga nell’autunno del 2012).

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E dopo il ripasso, mettiti alla prova!

Rispondi alle seguenti domande:
  1. Dove si estese l’insurrezione scoppiata a Palermo?
  2. Che cosa concessero molti sovrani della penisola?
  3. Chi era il primo ministro del Regno di Sardegna?
  4. Che cosa conservava l’Austria dopo l’armistizio?
  5. Chi era Garibaldi?
  6. Quale parte dell’Italia riuscì a liberare Garibaldi?
  7. Chi fu il primo re del Regno d’Italia?
Vero o falso?
  1. Molti sovrani della penisola concessero una carta costituzionale.
  2. Carlo Alberto nominò Cavour primo ministro.
  3. Cavour si alleò con l’Inghilterra.
  4. Napoleone III firmò l’armistizio con l’Austria.
  5. L’Austria, dopo l’armistizio, conservava il Veneto e la Lombardia.
  6. Garibaldi riusci a liberare la Sicilia e il sud dell’Italia.

Secondo Ottocento #1. Il Quarantotto

Il romanticismo

Nel XIX secolo in Europa si affermò il romanticismo. Diversamente dall’illuminismo, che metteva al centro la ragione, per il romanticismo era fondamentale il sentimento. Nato come movimento culturale, ne facevano parte poeti, musicisti, pittori, ebbe anche un valore politico. Erano romantici quanti lottavano per la libertà dei popoli e l’indipendenza delle nazioni.

Per approfondire:

Italia_1815Mazzini e il nazionalismo

Al Congresso di Vienna (1814-15) l’Europa era stata organizzata in base ai diritti dei sovrani, dimenticando quelli dei popoli: i confini degli Stati non rispettavano le varie nazionalità. Ad esempio gli Italiani erano divisi in molti Stati, mentre avrebbero avuto diritto a vivere in uno Stato unico.

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Giuseppe Mazzini

A questo scopo si dedicò Giuseppe Mazzini, patriota genovese (1805-1872). Lottò per fare dell’Italia una repubblica, unita e indipendente. Nel 1831 fondò l’associazione Giovine Italia.

Per approfondire:

Socialismo e comunismo

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Karl Marx

Socialisti si chiamarono quanti lottavano in favore dei poveri e degli oppressi, perché le ricchezze prodotte nelle fabbriche venissero distribuite in modo giusto. Il salario degli operai (che costituivano il proletariato) era troppo basso in confronto ai guadagni, ai profitti quindi, dei padroni delle fabbriche (i capitalisti). Per i socialisti tutti gli operai del mondo dovevano allearsi (concetto che superava il limite del nazionalismo).

Molti socialisti accettarono con entusiasmo le teorie del tedesco Karl Marx. I proletari dovevano combattere uniti contro lo sfruttamento, per creare un sistema economico basato non sulla proprietà privata (capitalismo), ma sulla comunione dei beni (comunismo).

Per approfondire:

Il 1848

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La rivoluzione a Palermo (12 gennaio 1848) in un’incisione dell’epoca

La situazione in Europa era molto difficile. Nel gennaio del 1848 l’incendio della rivoluzione scoppiò a Palermo, nel Regno delle Due Sicilie, estendendosi poi alla penisola. Alla fine di febbraio gli insorti parigini, guidati da liberali e socialisti. cacciarono il re e proclamarono la repubblica. Si ribellarono anche Praga e Budapest, nell’Impero austriaco, chiedendo la costituzione e l’indipendenza. Notevole fu la partecipazione popolare che coinvolgeva anche gli abitanti delle campagne e le donne.

Fu la stagione delle costituzioni e della speranza di vedere realizzati gli ideali di libertà, uguaglianza e fraternità della Rivoluzione francese, speranze che finirono nel sangue. In Francia prevalsero i liberali e gli operai socialisti furono condannati a morte o ai lavori forzati. Gli eserciti della Santa Alleanza riportarono l’ordine in Europa e le costituzioni furono cancellate quasi ovunque. Fu un totale fallimento, ma i re avevano capito che dovevano cambiare il loro rapporto con i sudditi e, nel periodo successivo, furono ripristinate o ampliate le costituzioni che erano state date durante le rivoluzioni.

Mappe concettuali:

…e dopo il ripasso, mettiti alla prova!

Rispondi alle seguenti domande.
  1. Che cosa era fondamentale per il romanticismo?
  2. Per che cosa lottò Giuseppe Mazzini?
  3. Chi erano i socialisti?
  4. Dove scoppiò l’incendio della rivoluzione?
  5. Che cosa fecero gli insorti parigini?
  6. Che cosa chiedevano Praga e Budapest?
Vero o falso?
  1. Il romanticismo ebbe anche un valore politico.
  2. L’Europa era stata organizzata in base ai diritti dei popoli.
  3. Molti socialisti accettarono il marxismo.
  4. Nelle rivoluzioni del 1848 fu notevole la partecipazione popolare.
  5. I re capirono che doveva cambiare il loro rapporto con i sudditi.

Settecento #3. La rivoluzione francese

La crisi della società francese

Nel Settecento la Francia era ancora una monarchia assoluta; la società francese era divisa in tre ordini (o stati): il clero, la nobiltà e il Terzo stato. Del Terzo stato facevano parte la massa dei contadini e la borghesia (artigiani, mercanti, avvocati ecc.)

Gli ecclesiastici e i nobili avevano molti privilegi: potevano fare carriera, erano giudicati da tribunali a parte e non pagavano le tasse. Il Terzo stato pagava le tasse; i contadini, la maggioranza della popolazione, dovevano anche dare la decima parte del raccolto alla Chiesa e, su ordine dei signori, lavorare gratis (corvées).

A causa delle spese per le guerre e per i divertimenti della corte, il re Luigi XVI aveva bisogno di soldi e voleva far pagare le tasse ai nobili e al clero. Questi si rifiutarono e costrinsero il re a convocare (maggio 1789) a Versailles gli Stati Generali, un’antica assemblea che i re di Francia non avevano più convocato da un secolo e mezzo. I rappresentanti dei tre stati presentarono una serie di «quaderni di lamentele» (cahiers de doléances) per denunciare le cose che non andavano bene.

Joseph Duplessis, Luigi XVI a vent’anni, 1774
Joseph Ducreux, Maria Antonietta a quattordici anni, 1769

Per approfondire:

L’Assemblea nazionale costituente e la fine dell’antico regime

I rappresentanti del Terzo stato, molto più numerosi, riuscirono a trasformare gli Stati generali in Assemblea nazionale costituente, con il compito di scrivere una costituzione. Il re tentò in tutti i modi di impedirlo: fece radunare migliaia di soldati con l’intenzione di sciogliere l’Assemblea, ma per protesta, a Parigi, un gruppo di artigiani armati di picche e fucili attaccò il carcere della Bastiglia (14 luglio 1789). La presa della Bastiglia rappresentò l’inizio della rivoluzione contro il potere assoluto del re.

Quando arrivò nelle campagne la notizia della Bastiglia, i contadini già da tempo inferociti dall’aumento del prezzo del pane, assalirono i castelli dei nobili, saccheggiandoli e incendiandoli. I nobili, riuniti a Versailles per i lavori dell’Assemblea costituente, si spaventarono e nella notte del 4 agosto 1789 si impegnarono a pagare le tasse; il mondo del privilegio stava finendo. Il 5 ottobre 1789 le donne di Parigi marciarono su Versailles costringendo il re e la regina a ritornare a Parigi.

Jacques-Louis David, Giuramento della Pallacorda, 1791
Jacques-Louis David, Giuramento della Pallacorda, 1791

L’Assemblea legislativa

L’Assemblea costituente approvò la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, che proclamava tutti i cittadini uguali per nascita e davanti alla legge. Inoltre fu approvata una costituzione che dava al re il potere di governare (potere esecutivo), ad un’assemblea legislativa eletta dalla parte più ricca della popolazione il potere di fare le leggi (potere legislativo), a giudici liberamente eletti quello di punire (potere giudiziario).

Le parole più care ai rivoluzionari francesi furono: libertà, uguaglianza, fraternità.

L’Assemblea legislativa stabilì di sequestrare e terre della Chiesa e dei nobili che si erano rifugiati all’estero. Il re cercò di fuggire insieme alla moglie e ai figli, ma venne preso e riportato a Parigi.

Per approfondire:

La fine della monarchia

I sovrani d’Europa, molti dei quali imparentati con il re, decisero di scatenare una guerra contro la Rivoluzione; anche il papa Pio VI era favorevole. L’Austria e la Prussia invasero la Francia, ma furono respinte. Intanto a Parigi dominavano gruppi di popolani, chiamati sanculotti, perché portavano pantaloni larghi e lunghi. Essi nell’agosto del 1792 assalirono il palazzo reale, catturarono Luigi XVI, la moglie e i due figli e li rinchiusero in prigione. Tutti i francesi elessero (suffragio universale) la Convenzione nazionale, un’assemblea incaricata di scrivere una nuova costituzione; fu abolita la monarchia e nacque la Repubblica. Il 21 gennaio 1793 il re di Francia venne ghigliottinato.

Jacques Bertaux, La presa del palazzo delle Tuileries, 1793
Jacques Bertaux, Presa del palazzo delle Tuileries, 1793

I valori della Repubblica

Fino al 1789 i contadini più poveri, i malati, i vagabondi, avevano contato sulla beneficenza della Chiesa e dei fedeli (fratellanza cristiana). Successivamente si decise che i soldi sequestrati alla Chiesa e ai nobili servissero per pagare una pensione ai più bisognosi. Nacque, quindi, una nuova idea di fratellanza tra cittadini dello stesso Stato. I rivoluzionari francesi erano inoltre convinti che lo Stato dovesse essere laico, cioè governato non dai sacramenti della Chiesa, ma dalle leggi.

La patria in pericolo

Ritratto di Robespierre (anonimo), 1790
Jacques-Louis David, La morte di Marat, 1793

Dalla primavera del 1792 la Francia era in guerra. Molti figli dei borghesi si nascondevano per non andarvi; molti contadini nascondevano il raccolto perché i prezzi aumentassero; molti soldati scappavano di fronte al nemico. La Convenzione nazionale allora diede massimi poteri ad una commissione parlamentare: il Comitato di salute pubblica. Il più autorevole fra i membri di questo organismo fu Maximilien Robespierre. Venne approvato un calmiere generale che controllava l’aumento dei prezzi; fu istituito un Tribunale rivoluzionario per punire i traditori della Rivoluzione e fu organizzata la leva di massa, cioè tutti gli adulti in grado di combattere venivano reclutati.

La ghigliottina era presente in ogni piazza: i «traditori della patria» venivano puniti con la morte. Durante il 1793 e il 1794 i Francesi vissero nell’angoscia: chiunque poteva essere ucciso anche se solo sospettato di tramare contro la Rivoluzione. Intanto la Vandea, una regione dell’ovest della Francia, insorse contro il governo di Parigi che soffocò la rivolta nel sangue.

Per approfondire:

Il Termidoro e la vittoria della borghesia

La maggioranza dei Francesi era stanca di tanta violenza; alla fine di luglio del 1794 (durante la Rivoluzione il mese di luglio si chiamava Termidoro) Robespierre e i suoi colleghi più sanguinari furono arrestati e poi ghigliottinati.

A Parigi il popolo faceva la fame, per questo motivo un gruppo di sanculotti invase l’aula della Convenzione. Molti furono imprigionati e nel 1795 si votò una nuova costituzione; si abolì il suffragio universale e si diede il diritto di voto solo alla borghesia, la vincitrice della Rivoluzione.

Per approfondire:

coverSe la storia della Rivoluzione francese ti interessa, ti consiglio di leggere un saggio molto avvincente scritto da uno storico appositamente per giovanissimi studenti:

  • Lucio Villari, La rivoluzione francese raccontata da Lucio Villari, Laterza, 1997

…e dopo il ripasso, mettiti alla prova!

Rispondi alle seguenti domande.
  1. Come era divisa nel Settecento la società francese?
  2. Chi pagava le tasse?
  3. Quando il re Luigi XVI convocò gli Stati generali?
  4. Che cosa rappresentò la presa della Bastiglia?
  5. Chi costrinse il re e la regina a tornare a Parigi?
  6. Che cosa approvò l’Assemblea costituente?
  7. Quali furono le parole più care ai rivoluzionari francesi?
  8. Che cosa era la Convenzione nazionale?
  9. Quali provvedimenti prese il Comitato di salute pubblica?
  10. Chi era Maximilien Robespierre?
  11. Che cosa fece la Vandea?
Vero o falso?
  1. All’inizio del Settecento la Francia era già una monarchia costituzionale.
  2. Del Terzo stato faceva parte solo la massa dei contadini.
  3. I contadini su ordine dei signori dovevano lavorare gratis.
  4. La presa della Bastiglia rappresentò l’inizio della Rivoluzione francese.
  5. Il 5 ottobre 1789 il re e la regina riuscirono a fuggire dal Paese.
  6. L’Austria e la Prussia invasero e sconfissero la Francia rivoluzionaria.
  7. Nel 1792 fu abolita la monarchia e nacque la repubblica.
  8. Per i rivoluzionari francesi lo Stato doveva essere governato dalla Chiesa.
  9. La Vandea era una regione del sud della Francia.
  10. La nuova costituzione del 1795 abolì il suffragio universale.
Sai spiegare perché…
  • i sanculotti si chiamavano così?
  • molti figli dei borghesi si nascondevano?
  • i contadini nascondevano il raccolto?
  • Robespierre fu arrestato e ghigliottinato?
  • la borghesia fu considerata la vincitrice della Rivoluzione?

Settecento #2. L’impero britannico e la repubblica americana

Libertà e modernizzazione

Mentre nei grandi Stati europei c’erano ancora monarchie assolute, in Inghilterra già dalla fine del Seicento c’era una monarchia costituzionale. I poteri del re erano limitati e la Camera dei Comuni aveva la responsabilità di governare il Paese. L’Inghilterra del Settecento è considerata la culla della democrazia moderna, anche se in realtà solo i più ricchi avevano il diritto di eleggere i membri della Camera dei Comuni.

Dal Cinquecento in poi i possidenti della campagna inglese si erano dedicati all’agronomia, cioè alla scienza che studia le tecniche per migliorare l’agricoltura. I loro terreni producevano di più, il guadagno era maggiore, i soldi in più venivano usati per la fabbricazione di stoffe. Col passare del tempo, grazie all’invenzione di nuove macchine come il filatoio meccanico, la produzione dei panni di lana e cotone aumentava e i prezzi diminuivano: anche la gente comune poteva comperare le stoffe.

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Spinning Jenny, filatoio meccanico brevettato da James Hargraves nel 1770

La competizione coloniale

Durante il XVII secolo le colonie erano diventate luoghi di popolamento: vi si trasferivano contadini, artigiani, funzionari e persone perseguitate per le loro idee religiose.

Spagna e Portogallo continuavano a  sfruttare le miniere d’oro e d’argento. Le nuove potenze commerciali, Paesi Bassi, Francia, Inghilterra, invece, impiantavano coltivazioni di tabacco e zucchero, nuove fonti di ricchezza.

Verso la metà del XVIII secolo si scateno una guerra, la guerra dei Sette Anni, per il possesso delle colonie. Le due principali rivali furono Francia e Inghilterra; alla fine della guerra la Francia dovette dare agli Inglesi tutte le colonie nell’America settentrionale. Qui le colonie britanniche diventarono tredici.

Per saperne di più:

Le colonie nord-americane

Nel corso del Settecento nelle colonie nord-americane ci fu una massiccia immigrazione non più soltanto dall’Inghilterra, ma anche da Irlanda, Scozia e Germania. I coloni attraversavano l’Atlantico per trovare condizioni di vita migliori. Facevano lavori diversi: a nord erano per lo più artigiani e mercanti; a sud si svilupparono grandi piantagioni di tabacco, zucchero e cotone. I padroni delle piantagioni facevano lavorare gli schiavi neri deportati dall’Africa.

Ponti e sezione della nave inglese Brookes adibita al trasporto di schiavi (1788)
Ponti e sezione della nave inglese Brookes adibita al trasporto di schiavi (1788)

Per approfondire:

La rivoluzione americana e la formazione degli Stati Uniti d’America

Il governo britannico chiese ai coloni americani di pagare più tasse sui prodotti esportati verso l’Europa (soprattutto tè e zucchero). Essi si ribellarono contro la madrepatria perché ritenevano ingiusto l’aumento di tasse: si scatenò una vera e propria guerra tra Americani e Inglesi. L’esercito americano, guidato da George Washington, con l’aiuto delle maggiori potenze europee (soprattutto la Francia), riuscì a vincere; nel 1783 venne proclamata l’indipendenza delle colonie che si chiamarono Stati Uniti d’America. Nel 1788 fu approvata una costituzione, gli Stati Uniti d’America divennero una repubblica dove il diritto di voto era esteso a molte più persone che in Inghilterra.

Emanuel Leutze, George Washington attraversa il fiume Delaware (1776)
Emanuel Leutze, George Washington attraversa il fiume Delaware nel 1778 (dipinto del 1851)

Per approfondire:

…e dopo il ripasso, mettiti alla prova!

Rispondi alle seguenti domande
  1. Che tipo di monarchia c’era in Inghilterra già dalla fine del Seicento?
  2. Che cos’è l’agronomia?
  3. Quali coltivazioni impiantarono nelle colonie le nuove potenze commerciali?
  4. Quante erano le colonie britanniche dell’America settentrionale?
  5. Chi lavorava nelle piantagioni di tabacco, zucchero e cotone?
  6. Quando venne ufficialmente proclamata l’indipendenza delle colonie americane?
Vero o falso?
  1. Nell’Inghilterra del Settecento tutti avevano il diritto di votare.
  2. In Inghilterra anche la gente comune poteva comprare le stoffe.
  3. Verso la metà del XVIII secolo si scatenò la guerra dei Sette Anni.
  4. I coloni americani si ribellarono contro la madrepatria.
  5. L’esercito americano venne sconfitto dagli Inglesi.
  6. Gli Stati Uniti d’America divennero una monarchia.
Sai spiegare perché…
  • in Inghilterra la produzione dei panni di lana e cotone aumentava?
  • si scatenò la guerra dei Sette Anni?
  • i coloni attraversavano l’Atlantico?
  • nelle grandi piantagioni facevano lavorare gli schiavi neri?
  • i coloni americani si ribellarono alla madrepatria?

Settecento #1. La civiltà dei Lumi

L’Illuminismo

Nella metà del Settecento si sviluppò in Europa l’Illuminismo, un movimento culturale così chiamato perché voleva spiegare ogni cosa per mezzo dei «lumi» della ragione. I letterati e gli scienziati illuministi si definivano filosofi che volevano combattere l’ignoranza diffondendo la cultura; parlavano di «Repubblica delle Lettere» per dire che le idee dovevano circolare liberamente senza obbedire agli ordini di un re.

Denis Diderot, by Louis Michel Van Loo
Louis Michel Van Loo, Ritratto di Denis Diderot, 1767

In questo periodo nacquero la biologia e la chimica. Basti pensare a Lazzaro Spallanzani, importantissimo biologo italiano, o a Antoine-Laurent Lavoisier, uno dei massimi geni del Settecento, fondatore della chimica moderna. Gli scienziati illuministi, utilizzando il metodo sperimentale, furono in contrasto con i dogmi della Chiesa.

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Maurice Quentin De La Tour, Ritratto di Voltaire, 1740 circa

 

Nel Seicento una metà dei libri pubblicati in Europa erano scritti da ecclesiastici; nel corso del Settecento, invece, solo un 20%. La Chiesa quindi non dominava più la cultura. Nasceva l’intellettuale moderno che si interessava di arte, scienza, storia, politica e diffondeva scoperte e idee nuove. Il più famoso intellettuale dell’Europa settecentesca fu Voltaire.

Le nuove esplorazioni

I navigatori del Settecento erano soprattutto esploratori scientifici: volevano disegnare precise carte geografiche, scoprire nuove sementi, piante particolari animali sconosciuti. Un grande naturalista tedesco, Alexander von Humboldt, riportò dall’America latina oltre sessantamila piante ed un erbario di 6200 specie diverse. Volevano anche scoprire nuove terre; tra il 1768 e il 1775 il capitano inglese James Cook scoprì ed esplorò la Nuova Zelanda e le coste orientali dell’Australia. In un terzo viaggio esplorò lo stretto di Bering e scoprì le isole Hawaii.

Mappa di Terranova disegnata da James Cook nel 1775
Mappa di Terranova disegnata da James Cook nel 1775

Le riforme illuministe

Nella prima metà de XVIII secolo vi furono in Europa diverse guerre fra dinastie; si giunse però, con la pace di Aquisgrana del 1748, a una situazione di equilibrio. I sovrani europei, spinti dalle nuove idee illuministe, fecero una serie di riforme soprattutto nei settori della sanità e dell’istruzione. Nel 1778 il re francese Luigi XVI istituì la Società di Medicina che aveva il compito di prevenire le epidemie. Il re di Prussia Federico II organizzò il primo sistema europeo di istruzione elementare obbligatoria. In Toscana fu approvato un codice penale che aboliva la tortura e la pena di morte.

Gli illuministi davano più importanza alla ragione, di conseguenza la religione non era più il centro della vita. Queste idee aggravarono la crisi delle monarchie assolute perché perdeva valore la convinzione che il potere del re avesse un’origine divina. Da pare loro le monarchie assolute erano in crisi anche perché c’erano ancora molte ingiustizie sociali: solo borghesi e contadini pagavano le tasse; i più ricchi, cioè nobiltà e clero, godevano del privilegio di non pagarle.

Adolph von Menzel, Die Tafelrunde: accanto al re Federico II siede Voltaire ed attorno al tavolo membri dell'Accademia delle Scienze di Prussia
Adolph von Menzel, Die Tafelrunde: Voltaire, insieme ai membri dell’Accademia delle Scienze di Prussia, è l’ospite d’onore alla tavola del sovrano Federico II, nella residenza di Sanssouci a Potsdam

…e dopo il ripasso, mettiti alla prova!

Rispondi alle seguenti domande
  1. Quando si sviluppò l’Illuminismo?
  2. Nel Seicento da chi erano scritti principalmente i libri?
  3. Chi fu il più famoso intellettuale dell’Europa settecentesca?
  4. Che cosa volevano i navigatori del Settecento?
  5. In quali settori soprattutto i sovrani europei fecero riforme?
  6. Che cosa aboliva il codice penale approvato in Toscana?
Vero o falso?
  1. Gli illuministi volevano combattere l’ignoranza diffondendo la cultura.
  2. Gli scienziati illuministi non vennero in contrasto con i dogmi della Chiesa.
  3. Nel corso del Settecento tutti i libri erano scritti da ecclesiastici.
  4. I navigatori del Settecento erano soprattutto esploratori scientifici.
  5. Il capitano inglese James Cook scoprì ed esplorò la Nuova Zelanda.
Sai spiegare perché…
  • il movimento culturale che si sviluppo in Europa si chiama Illuminismo?
  • i letterati e gli scienziati illuministi parlavano di «Repubblica delle Lettere»?
  • nel Settecento i sovrani europei fecero una serie di riforme?
  • l’Illuminismo peggiorò la crisi delle monarchie assolute dell’Europa?
  • le monarchie assolute erano in crisi anche da parte loro?